Nella mitologia greca Ares è il figlio di Zeus ed Hera. Egli viene spesso identificato tra i dodici Olimpi come il dio della guerra in senso generale, ma in realtà è il dio degli aspetti più selvaggi e feroci della guerra e della lotta intesa come sete di sangue.
Nel mondo romano è figlio del lanciatore del fulmine Giove e della rissosa e puntigliosa Giunone. La sua residenza era in Tracia, zona di confine, ai limiti estremi della Grecia, abitata da genti barbare. Egli era un guerriero arrabbiato che suscitava le contese dei popoli e non si sentiva felice che nel tumulto sanguinoso dei combattimenti.
Armato di lancia o di spada, si faceva strada con grandi colpi fra le legioni in lotta, come un gigante che cammina fra le onde. Il sole traeva dal suo elmo lampi vermigli. Spesso lo si vedeva guidare una quadriga trainata da quattro cavalli immortali dal respiro infuocato, legati al carro con finimenti d’oro. Possedeva un’armatura bronzea e luccicante. I suoi uccelli sacri erano il barbagianni, il picchio, il gufo reale, e nel sud della Grecia l’avvoltoio.
Dalla sua relazione con Afrodite nacquero due figli, Deimos e Fobos, che impersonificavano gli spiriti del terrore e della paura. Sorella e degna compagna del sanguinario Ares era Enio, dea degli spargimenti di sangue, Bia, la violenza e Cratos, la forza bruta. Solitamente Ares scendeva in guerra accompagnato da Kydoimos (il demone del frastuono della battaglia), dai Makhai (spiriti della battaglia), dagli Hysminai (gli spiriti dell’omicidio), da Polemos (uno spirito della guerra minore) e dalla figlia di Polemos Alala, personificazione del grido di guerra dei Greci e il cui nome Ares decise di usare come proprio grido di guerra. Suo fedele soldato fu anche Alettrione. Nell’Iliade, nel libro V, Omero dichiara testualmente che Zeus odiava il figlio a causa della sua violenza e della sua aggressività perpetua. Combattè dalla parte dei troiani ed aiutò Ettore ad infliggere pesanti perdite ai greci; ma Atena si metterà contro il fratello e lo ferirà in maniera tanto crudele da costringerlo ad abbandonare il campo di battaglia, lanciando urla terribili che terrorizzeranno i combattenti da ambo le parti. Sebbene anche Atena, la sorellastra di Ares, venisse considerata come dea della guerra, il suo campo d’azione era quello delle strategie di combattimento e dell’astuzia applicata alle battaglie, mentre Ares prediligeva gli improvvisi ed imprevedibili scoppi di furia e violenza che in guerra si manifestano. Atena era più umana e desiderosa di giustizia infatti non sopportava questo desiderio di strage del fratello.
Ares ebbe due figli: Licastro e Cicno abitanti della Macedonia; essi erano due briganti che sgozzavano i viaggiatori i cui crani furono utilizzati per creare un tempio dedicato al padre.
Ercole o Eracle incontrando Cicno in una gola di montagne, lo uccise con il giavellotto.
Ares sopraggiunse a vendicare il figlio ma fu ferito in una coscia ed atterrato da Ercole con l’aiuto di Atena. Ares pianse la sua prole scellerata e mutò Cicno in un bel cigno candido.
Il suo culto non fu particolarmente diffuso se non a Sparta dove veniva invocato affinché concedesse il suo favore prima delle battaglie; a Sparta infatti era presente una statua che lo ritraeva incatenato, a simboleggiare che lo spirito della guerra e della vittoria non avrebbero mai potuto lasciare la città.
Una leggenda narra che Ares desideroso di accoppiarsi con Afrodite mise di guardia alla porta Alectrione perché lo avvisasse all’arrivo di Helios, il quale avrebbe comunicato sicuramente il fatto ad Efesto; il giovane si addormentò e visto che non aveva rispettato le consegne, Ares si infuriò e per punirlo lo trasformò in un gallo, animale. |